L’impegno del presidente FIC, Francesco Fedele a riaffermare l’importanza della specializzazione

Si dice onorato della nomina a presidente della Federazione Italiana di Cardiologia, il prof. Francesco Fedele. Il suo impegno sarà ora quello di dare continuità all’operato svolto dai suoi predecessori per riaffermare l’importanza culturale della cardiologia sia in Italia che a livello internazionale. Grazie all’impegno dei precedenti presidenti della Federazione, in particolar modo del prof. Francesco Romeo, Roma nell’agosto ultimo scorso per la prima volta ha ospitato il congresso della Società Europea di Cardiologia, con più di 35.000 delegati. La ricchezza della cardiologia è rappresentata dalle sue diverse sfaccettature, superspecialità e tecnologie impiegate ma non bisogna perdere di vista la visione unitaria della specialità favorendo un’ampia sinergia culturale con ricadute importanti non solo sul piano assistenziale ma anche per l’attività scientifica e per la formazione dei giovani cardiologi.

Nell’ambito di una visione unitaria della cardiologia, secondo il prof. Fedele è compito dei cardiologi continuare e migliorare quello che hanno reso possibile 40 anni fa i maestri di questa specializzazione, creando la dottrina cardiologica autonoma dalla medicina interna in una visione più specialistica. A noi cardiologi spetta continuare questa missione e non permettere la frammentazione incontrollata del bagaglio culturale degli specialisti, anche alla luce della sempre maggiore apertura ad altri operatori di prestazioni specialistiche e delicate quali quelle cardiologiche. Il ruolo della Federazione Italiana di Cardiologia a livello internazionale può essere molto efficace perché, se i cardiologi saranno uniti e coordinati, potranno avere un forte impatto non solo a livello europeo, già presente, ma anche oltreoceano. Infatti, sempre più stretti sono gli interscambi con le società scientifiche americane, l’American College of Cardiology e l’American Heart Association, condizione questa di fondamentale importanza dal momento che esistono differenze di impostazione tra queste realtà, quella culturale mediterranea, mitteleuropea e quella d’oltreoceano, soprattutto nell’ambito formativo e metodologico.

Secondo il neo presidente i cardiologi devono riappropriarsi delle radici culturali mediterranee e per il prossimo anno, con questa prospettiva, insieme al dott. Gulizia, attuale Governor del Chapter italiano dell’merican College of Cardiology, la Federazione sta organizzando una conferenza cardiologica del Mediterraneo in cui verranno coinvolti tutti i paesi che si affacciano sul “Mare Nostrum”. È priorità della Federazione Italiana di Cardiologia cercare infatti un maggior coordinamento al fine di promuovere un’intensa e proficua interlocuzione con la componente politico-amministrativa della sanità. Sicuramente da rivedere sarà il modello organizzativo per intensità di cure che deve essere ripensato e applicato non come intensità di cura indiscriminata che coinvolga orizzontalmente tutte le discipline ma un modello per intensità di cure che tenga in considerazione la specificità dei singoli apparati, come ad esempio proprio l’apparato cardiovascolare.