Scarica l'intero documento in formato .pdfIl Censimento delle Strutture Cardiologiche in Italia costituisce un appuntamento importante
e atteso che, ad intervalli di 5 anni, fotografa la consistenza e le attività delle Strutture
Cardiologiche ospedaliere, universitarie e private accreditate del nostro Paese.
È per me un piacere presentare questo Supplemento del Giornale Italiano di Cardiologia
che riporta i dati del 5° Censimento della Federazione Italiana di Cardiologia (FIC) delle
Strutture Cardiologiche riferito all'anno 2005. I risultati, presentati in anteprima in occasione
del Congresso Nazionale di Cardiologia dell'ANMCO del 2007, costituiscono un aggiornamento
e un arricchimento rispetto al contenuto informativo del Censimento dell'anno
2000.
I dati forniti sono assolutamente rappresentativi della realtà nazionale in considerazione
dell'elevata percentuale di Cardiologie che hanno aderito al Censimento (773 pari al
92% delle Strutture Cardiologiche ubicate in Enti di Ricovero accreditati dal Sistema Sanitario
Nazionale) e dell'accuratezza nella verifica di congruità e nell'elaborazione-analisi
dei dati.
Il quadro che emerge dalla lettura del Censimento è quello di una buona diffusione dei
servizi cardiologici nel nostro Paese, con significativi incrementi rispetto all'anno 2000. I
numeri indicano la presenza di 411 unità di terapia intensiva cardiologica (UTIC) omogeneamente
diffuse in tutto il territorio nazionale, 266 Centri che eseguono procedure di emodinamica
(228 eseguono attività interventistica coronarica e 197 eseguono angioplastica
primaria, con operatività h24 nel 69% dei casi), 392 Centri che impiantano pacemaker, 336
che impiantano defibrillatori e 182 che eseguono ablazioni. I numeri censiscono la presenza
di circa 7000 medici strutturati e di oltre 15 000 infermieri che operano nelle Strutture
Cardiologiche del nostro Sistema Sanitario Nazionale.
La dotazione nazionale di Strutture Cardiologiche sembra essere più che soddisfacente
e in linea con le realtà internazionali più avanzate e complessivamente lo sviluppo della
Cardiologia italiana risulta avere fatto passi da gigante rispetto alle precedenti rilevazioni
dei Censimenti degli anni 1986, 1992, 1995 e 2000. È inoltre da sottolineare il fatto che, pur
in assenza di risorse dedicate e di incentivi istituzionali, soprattutto per quanto riguarda l'ospedale,
il 55% delle Strutture Cardiologiche svolge un'attività di ricerca clinica. Esistono
tuttavia alcune criticità sulle quali è opportuno che i professionisti cardiologi e gli Organi
Sanitari facciano delle attente riflessioni.
La capillare presenza delle UTIC in tutto il territorio nazionale costituisce una ricchezza
da preservare, essendo esse il perno della gestione non solo delle sindromi coronariche
acute, ma di tutte le emergenze cardiologiche. Il fatto che meno della metà di esse sia in grado
di eseguire procedure interventistiche coronariche non costituisce una limitazione maggiore,
in una logica di rete cardiologica secondo il modello Hub & Spoke. La non disponibilità
di procedure terapeutiche intensive, quali la contropulsazione aortica, l'ultrafiltrazione
ed i sistemi di ventilazione polmonare meccanica, in una significativa percentuale delle
UTIC rappresenta invece un limite da colmare, pena il rischio di una delegittimazione delle
UTIC, soprattutto di quelle Spoke non dotate di emodinamica.
Una percentuale significativa di Cardiologie svolge quantità di attività inferiori rispetto
agli standard minimi riconosciuti, soprattutto per quanto riguarda le procedure cardiologiche
invasive di emodinamica (il 32% dei Centri esegue <500 coronarografie/anno; il 37%
esegue <300 angioplastiche/anno e il 38% <50 angioplastiche primarie/anno) e di cardiostimolazione-
elettrofisiologia (il 14% dei Centri esegue <50 impianti di pacemaker/anno; il
34% esegue <10 impianti di defibrillatori/anno e il 53% esegue <50 studi elettrofisiologici
endocavitari/anno).
Infine, una nota dolente è costituita dal fatto che solo il 33% delle Strutture Cardiologiche
è inserito in un Dipartimento cardiovascolare che rappresenta la modalità organizzativa
più appropriata per evitare la frammentazione delle attività cardiologiche. È inoltre allarmante
il fatto che questa percentuale sia addirittura inferiore rispetto a quella del 39%
censita nel 2000. Il nuovo Documento FIC "Struttura e organizzazione funzionale della Cardiologia"
dovrà richiamare con forza la posizione della Cardiologia italiana in tema di organizzazione
dipartimentale.
Ci auguriamo che questo dettagliato aggiornamento della dotazione dei servizi cardiologici
in Italia e della loro attività possa costituire un utile strumento sia per i professionisti
cardiologi che per gli amministratori sanitari del nostro Paese per un'analisi critica attraverso
il "benchmarking" delle attività svolte nei Centri cardiologici e per future programmazioni.
Un sentito ringraziamento va a tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione del
5° Censimento: il personale del Centro Studi ANMCO, coordinato da Aldo Maggioni e Donata
Lucci, che ha eseguito l'accurata laboriosa raccolta ed elaborazione dei dati, il Writing
Committee costituito da Leonardo De Luca, Donata Lucci, Francesco Bovenzi, Pasquale
Perrone Filardi, Gennaro Santoro con il coordinamento di Carlo Schweiger ed i Responsabili
delle Strutture Cardiologiche che hanno aderito al 5° Censimento. Un cordiale
ringraziamento anche all'Azienda Merck Sharp & Dohme per il generoso supporto al nostro
Progetto.
Giuseppe Di Pasquale
Presidente, Federazione Italiana di Cardiologia
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