La cardiologia nel mondo

L'elezione di Roberto Ferrari:
il Commento del Prof Attilio Maseri.

Come cardiologo italiano, e come presidente della FIC, desidero felicitarmi con Roberto Ferrari per la sua elezione a Presidente dell’ESC. Un’elezione che Roberto si è meritato con il suo alto profilo scientifico, la sua intensa attività relazionale a livello internazionale e soprattutto la sua convincente progettualità per i futuri sviluppi dell’ESC. Un successo completato dalla elezione di Raffaele De Caterina nel Board della ESC.

L’elezione di Roberto Ferrari rappresenta un importante, ufficiale riconoscimento del contributo scientifico italiano dell’ESC, contributo che si quantifica innanzitutto con il primo o secondo posto nel numero di abstract italiani accettati ai meetings dell’ESC negli ultimi anni, ma anche con la qualità spesso innovativa dei contributi stessi.

L’ESC è cresciuta al di là di ogni previsione negli ultimi 10 anni: oltre alla Heart House ha accumulato un patrimonio di circa 18 milioni di Euro e le entrate del 2005 sono state circa 34 milioni di euro, con un utile netto di circa 4 milioni. Parte di queste risorse potranno essere impiegate a documentare la pratica della cardiologia a livello europeo, per scambi di cardiologi e per progetti di ricerca internazionali.

Inoltre l’ ESC sta iniziando un’opera di pressione presso la Commissione Europea per far accettare le sue istanze a livello di formazione professionale, finanziamenti della ricerca cardiovascolare e gestione della sanità cardiovascolare. Queste attività si svilupperanno progressivamente nei prossimi anni e Roberto potrà giocare il suo ruolo ispiratore.

L’elezione di Roberto Ferrari è anche un successo della cardiologia italiana che, completamente unanime, lo ha sostenuto con limpidezza e determinazione.

Questo traguardo ci mostra l’enorme potenziale di una cardiologia italiana unita, un’unità che vedo concretizzarsi, mese dopo mese, nella mia presidenza che volge al termine. Una cardiologia italiana che, parlando con una voce unica, può prospettarsi scenari inimmaginabili fino a pochi anni fa: 1) può lanciare una campagna di raccolta fondi per la ricerca cardiovascolare simile a quella per la ricerca sui tumori e sulle malattie metaboliche rare; 2) può aspirare ad avere un’Italian Heart House che possa coordinare la formazione cardiologica, accogliere le banche dati clinici e biologici della cardiologia italiana, coordinando la ricerca per personalizzare terapia e prevenzione. Una personalizzazione che non può che partire da osservaziioni cliniche dche permettano la raccolta di sottogruppi di pazienti strettamente omogenei sui quali applicare tecniche molecolari e genomiche: una versione innovativa del GISSI I, anch’essa prima nel mondo!

E’ certamente una sfida ambiziosa ma le battaglie che più certamente saranno perse sono quelle mai cominciate, e combattere assieme è più efficace e piacevole che perdersi in diatribe non costruttive.

Attilio Maseri
Presidente, Federazione Italiana di Cardiologia